Sabato, 25 Settembre 2021

La mafia nigeriana parla (anche) italiano: il focus

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La mafia nigeriana parla (anche) italiano. Nel biennio 2018-2019, tra gli stranieri i cittadini nigeriani sono al primo posto per numero di denunce o arresti per il reato di associazione mafiosa. È quanto emerge dal Focus “La mafia nigeriana in Italia”, della Direzione centrale della Polizia criminale del dipartimento della Pubblica sicurezza.

I DATI. Al 31 dicembre 2019, i nigeriani regolarmente residenti in Italia erano 117.809 (il 2,2% degli stranieri). Complessivamente, tra il 2018 e il 2019, sono stati denunciato o arrestati 27.088 nigeriani. Nel primo anno considerato sono stati 14.005, pertanto si è registrato un calo. Una riduzione confermata nei primi 9 mesi del 2020 (rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente), quando le segnalazioni sono state 8.152. Punta verso l'alto, invece, il dato del biennio sulle denunce per associazione mafiosa (ex 461 bis), sia per gli italiani che per gli stranieri. Tra questi ultimi, i nigeriani sono al primo posto, con 28 segnalazioni nel 2018 e 154 nel 2019. Comparando i primi nove mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, il trend è invece in discesa. I nigeriani, tra gli stranieri, restano fermi al primo posto, ma contano 37 segnalazioni rispetto alle 109 del 2019.

LA STORIA. Il documento indica che la criminalità organizzata nigeriana ha origini recenti. Le confraternite nate nelle Università, i cults, che volevano combattere l'apartheid e il razzismo, in seguito agli sconvolgimenti politici nel Paese, si sono trasformate da pacifiste in “complessi gruppi criminali organizzati”. In Italia, oltre agli immigrati onesti arrivati per lavorare, e desiderosi di integrarsi, sono arrivati anche appartenenti a organizzazioni criminali.

I SETTORI. Le indagini, nazionali e internazionali, hanno permesso di accertare che la mafia nigeriana “è specializzata” in diversi reati. Tra questi, la tratta degli esseri umani, in particolare per lo sfruttamento della prostituzione. Giovanissime nigeriane “vengono reclutate dalle aree maggiormente depresse della nazione”. Alle ragazze viene promesso un futuro migliore e la possibilità di lavorare all'estero. Per convincerle, i gruppi “si avvalgono della figura strategica di ex prostitute chiamate maman o madame”. Tramite il rito magico juju o ju-ju le vittime “giurano fedeltà anche all'organizzazione criminale, sapendo che ogni trasgressione verrà punita con la violenza o addirittura con la morte propria o dei familiari”. Arrivate nel nuovo Paese, vengono costrette a prostituirsi. Ma i canali della tratta sono utilizzati anche per far arrivare persone da sfruttare, facendole lavorare in nero. I nigeriani si cimentano anche nella falsificazione e la contraffazione dei documenti. E poi c'è il narcotraffico e lo spaccio di stupefacenti. “I nigeriani, anche in questo settore, hanno creato propri canali di approvvigionamento delle sostanze stupefacenti sfruttando le proprie reti nel mondo e utilizzando per lo più corrieri ovulatori”. Inoltre, “il crimine nigeriano è anche avvezzo alle estorsioni”, rapine, falsificazione monetaria, reati contro la persona e il patrimonio e truffe e frodi informatiche. C'è poi il trasferimento fraudolento del denaro per portare nelle casse delle organizzazioni centrali presenti in madre patria i proventi illeciti.

IL CONTRASTO. Sono numerose le operazioni di contrasto messe in atto dalle forze dell'ordine. E “le competenze investigative delle Forze di polizia, nonché l'esperienza ormai acquisita nel corso degli anni nella lotta alla mafia, e l'aggiornato assetto normativo, in continua evoluzione, consentono alle Forze di polizia e alla Magistratura di combattere questo fenomeno che ha molte similitudini con le mafie autoctone”. Inoltre, “l'Oba di Benin city, il re e sacerdote dello Stato di Edo, Eware II, sacerdote nonché autorità religiosa, il 9 marzo 2018 attraverso un suo editto indirizzato a tutti i sacerdoti ju-ju vietava l'esecuzione di tutti i riti che legano le vittime ai loro carnefici attraverso le maledizioni”. Per rafforzare il contrasto alle attività criminali è stata anche creata, nel 2018, la figura del “magistrato di collegamento”, con due magistrati nigeriani che sono stati distaccati in Italia e Spagna. Inoltre, per combattere “più efficacemente” i fenomeni criminali, “sono stati sottoscritti tra Italia e Nigeria tre accordi bilaterali in materia di cooperazione giudiziaria: il Trattato di estradizione tra Italia e Nigeria, il Trattato di mutua assistenza giudiziaria e il Trattato per il trasferimento delle persone condannate”.

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